IL MANIFESTO

5. La pedagogia alfamediale prende atto della mutazione linguistico-antropologica indotta dall’audiovisivo ed assume il nuovo linguaggio come “secondo alfabeto della scuola”; come nuova “testualità” da insegnare a leggere e scrivere, come principale risorsa istruttiva ed educativa per la formazione olistica della mente. La pratica ordinaria della “doppia alfabetizzazione”, allarga a dismisura la quantità e la qualità del lavoro testuale degli insegnanti e degli studenti e riporta in primo piano “la scuola dei linguaggi” rispetto alla “scuola dei contenuti”, “la scuola delle sintesi” rispetto alla “scuola delle analisi”, attualmente imperante. Nella Scuola Alfamediale, in aggiunta e in collegamento al tradizionale lavoro monotestuale di lettura e scrittura alfabetica e non alfabetica (esercizi fisici, canto, disegno, dettato, tema, riassunto, traduzione, problema, ricerca, interrogazione), s’insegna la produzione, riproduzione ed integrazione tecnica di ogni tipo di testo finalizzate alla spettacolazione su scena, su carta, su schermo. Il rapporto tra questi tre luoghi mediatici della cultura-comunicazione- spettacolo segna il percorso antropologico-evolutivo della civiltà umana. La civiltà della scena nasce con lo spettacolo diretto di corporeità-oralità variamente finalizzato alla comunicazione sociale (quotidianità, festa, teatro). La civiltà della carta nasce dallo spettacolo grafico di pittogrammi (graffiti), ideogrammi (geroglifici), fonogrammi (scritture alfabetiche) e di disegni misti a scritture (stampa illustrata). Dopo circa tremila anni di rigida distinzione tra la civilizzazione scenica e quella grafica, la civiltà dello schermo, grazie all’audiovisivo, unifica i due ambienti simbolico- culturali, producendo un salto evolutivo per la civiltà e la mente umana. La pedagogia alfamediale si colloca ed interpreta questa ineludibile e travolgente prospettiva antropologica.

segue: Il curricolo alfamediale