IL MANIFESTO

2. Il logos alfabetico (il pensiero riflessivo che sta alla base di ogni forma di verbalità formalizzata: discorso e dimostrazione, ragionamento e calcolo, produzione letteraria, teologica, filosofica, scientifica, tecnica, di ricerca ed elaborazione disciplinare delle conoscenze), genera ed é generato dal dispositivo alfabetico della proposizione (soggetto-predicato-complemento), l’unità minima della composizione scritta. Il sistema loghistico-proposizionale richiede una speciale qualità intellettuale di riflessione testuale. Nel comporre lettere, parole, numeri, punti, linee, forme, la mente deve funzionare come un orologio, ovvero come un un motore: ogni segno scritto deve essere collegato semanticamente ad un altro segno scritto da una stretta e codificata relazione morfologica, grammaticale, sintattica, semantica. Al di fuori dell’ordine proposizionale, soggetto-predicato- complemento, il testo non produce significato. Per produrlo deve necessariamente rientrare nell’ordine analitico-chiuso della proposizione e in quello sovraordinato del periodo. In forza di questo esercizio intellettuale di tessitura, la scuola, da circa 2.500 anni, compie il miracolo del modellamento riflessivo della mente umana. Il risultato è la testa loghistica capace di pensare per concetti ed idee, per analisi e forme, per ragionamenti critici e non contraddittori, per sistemi simbolici che vanno oltre i limiti dell’esperienza diretta e della memoria, per produzioni letterarie, matematiche, filosofiche e scientifiche, per saperi organizzati in materie e discipline, per riferimenti a modelli e valori considerati superiori o assoluti. Finora, il logos alfabetico delle Due Culture ha rappresentato la forza e la gloria del Mediterraneo classico e dell’Occidente moderno. Con il passaggio al terzo millennio il logos alfabetico entra in crisi storica di sistema. La sua formalizzazione riflessiva si rivela lenta, segmentaria e rigida, insufficiente a spiegare, prevedere ed affrontare i problemi di un mondo divenuto negli ultimi decenni “liquido” ovvero aperto, flessibile, complesso, accelerato, instabile, imprevedibile. La conseguenza è la crisi storica della scuola, la perdita di un chiaro e condiviso senso della realtà, della vita e della storia e, dunque, di un evoluto ed evolutivo progetto di futuro.

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