IL MANIFESTO

4. L’audiovisivo nasce nel 1927 con la proiezione del primo film sonoro. Appare subito il più spettacolare ed evoluto linguaggio umano, riuscendo ad integrare sullo schermo tutti i linguaggi della scena e della carta. È scritto con la videocamera (la nuova penna) e si legge sullo schermo (la nuova carta-scena). L’audiovisivo riunifica tutto ciò che l’alfabeto separa: corpo e mente, uomo ed ambiente, spazio e tempo, reale e virtuale, formale ed informale, emisfero destro ed emisfero sinistro. Finora l’audiovisivo è entrato a scuola solo come risorsa didattica ed informativa, ma non come linguaggio formativo e riambientativo, come esperienza culturale di corporeità-verbalità, come esperienza di pensiero olistico riflessivo. In qualche caso, s’insegna solo a leggerlo, ma non a scriverlo e là, dove la scrittura audiovisiva è praticata, è fatta prevalentemente stando dietro alla videocamera e raramente davanti. Nei casi in cui, infine, lo studente è messo anche davanti alla videocamera, la scuola gli fa fare la parte dell’attore allo sbaraglio o la comparsa, quasi mai se stesso. Tutto ciò mette insegnanti e studenti in un complesso sistema di schizofrenia culturale: da un lato l’alfabeto é contrapposto all’audiovisivo; dall’altro l’audiovisivo letto è scisso dall’audiovisivo scritto; da un altro lato lo schermo è equiparato a carta elettronica su cui scrivere con tutti i linguaggi, ma non a scena elettronica in cui entrare con il corpo e la parola; infine, i pochi studenti che sono ripresi (i soliti bravi e disinvolti) fanno spesso quello che dice l’insegnante, senza di fatto svolgere una precisa attività didattica di lettura, scrittura ed integrazione testuale. Il gioco combinato di tutte queste dissonanze lascia la scuola sospesa tra cultura dell’alfabeto e cultura dell’audiovisivo. Gli effetti sono drammatici: da un lato la scuola vuole che tutti gli studenti diventino cittadini alfabetici ovvero persone libere, consapevoli e democratiche in forza della mente loghistica; dall’altro non fa niente per dare loro la mente olistica e scongiurare che diventino sudditi audiovisivi, voraci e felici consumatori di spettacoli audiovisivi, on line e off line, pensati e prodotti altrove. Per effetto di questo insostenibile e crescente cortocircuito i ragazzi respingono la scuola, la scuola respinge i ragazzi.

segue: La pedagogia alfamediale